9° Incursori Softair Roma (Formello)
Username
Password
Captcha

Berget 10 - Final Strike

Pubblicato il: 25 Maggio 2012
 
Berget 10 - Final Strike
La missione in suolo svedese inizia Lunedì 25 Giugno 2012, KUIO,BEAST,WIPEOUT e MICIO prendono il volo alla volta di Stoccolma.
La lunga e sinergica pianificazione logistica ha dato i suoi frutti: tutto era pronto e prenotato, biglietti aerei, macchina a nolo, spedizione dell'attrezzatura.

Mettiamo piede a Stoccolma intorno alle 23.00 e dopo aver preso possesso dell'auto (che per un colpo di fortuna era di gran lunga migliore di quella prenotata) ci dirigiamo alla volta di Harnosand dove avrebbero avuto luogo le operazioni.
Micio è il driver designato, e dopo una doverosa quanto pesante pausa al McDrive, ci porta diretti alla meta.
Effettuiamo vari giri di ricognizione nel paese e quando finalmente la reception del lussuoso First Hotel apre i battenti, prendiamo possesso delle nostre camere.
Prima di concederci qualche ora di sonno pomeridiana facciamo il check in dell'evento e ritiriamo il case con la nostra attrezzatura, tutto è pronto. La giornata scorre piacevolmente e il giorno seguente siamo pronti per infiltrare.

Arriviamo al campo base della Naf che comprendeva il 23° Fanteria, il reparto Meccanizzato ed i Rangers. Subito nelle vicinanza c'era il campo base dei Zansian, nostri alleati.
Prendiamo possesso della tenda che con grande sorpresa sarà occupata solo da noi per tutto l'evento. Iniziamo a preparare l'equipaggiamento e attendiamo l'arrivo degli altri operatori del nostro Team, callsign ARCHER FOUR.
Oltre a noi c'erano altri due club di comprovata esperienza: i SAT di Trieste e i Lupi Grigi di Milano. Lo schieramento per questa missione prevedeva Kuio nel ruolo di caposquadra/ Assaltatore, Micio Supporto, Beast Assaltatore, Wipe Medico/Assaltatore.

Il tempo passa veloce e finalmente arrivano le 22, ora designata per l'inizio delle operazioni.
La nostra prima missione consisteva nel raggiungere un determinato quadrante dell'AO in cui avremmo dovuto piazzare delle mine per far saltare almeno 5 veicoli, il rientro alla base era stato fissato non prima delle ore 9.00.
Cominciamo la lunga marcia verso il nostro obbiettivo in assoluto silenzio e concentrazione, non incontriamo resistenza.
In prossimità del punto designato due scout si muovono in avanscoperta e individuano forze ostili, attendiamo immobili per circa 20 minuti. Viene dato l'ordine di arretrare la nostra posizione e attendere istruzioni dal comando, in questa circostanza molti di noi hanno approfittato per rivedere il proprio setup in vista della notte (in ogni caso non farà mai buio).
Eravamo dentro una sorta di fossato naturale che offrirà un discreto riparo.

Wipeout, l'operatore più avanzato da l'allarme, contatto.
In pochi secondi si innesca l'ingaggio.
Purtroppo la reazione della squadra non è stata pronta e determinata, nel giro di pochi minuti abbiamo la peggio e veniamo sopraffatti.
L'amarezza è tanta ma alla fine decidiamo che la cosa migliore è muovere verso il più vicino punto di respawn per poi continuare con la nostra missione. Quando giungiamo nel punto designato troviamo una situazione caldissima, ci sono pesanti scontri tra forze della NAF e milizie Poldave.

Decidiamo immediatamente di dare supporto quindi ci muoviamo velocemente verso il Tactical Point teatro degli scontri.
Entriamo subito nel vivo dell'azione, c'è un bunker Poldavo che tiene in scacco le forze della NAF, gli operatori grazie ad un breve aggiramento si ritrovano in una posizione favorevole da cui dare copertura, grazie anche alle generosità di MICIO e della sua Minimi.
I caricatori si svuotano alla velocità della luce, Il bunker nemico poco a poco diventa sempre meno pericoloso, purtroppo però nelle vicinanze c'è la Quick Reaction Force Poldava, e quindi il nemico continua ad infoltire le sue fila senza tregua.
Alla fine siamo tutti morti e dobbiamo procedere nuovamente verso il respawn (la mattina dopo sapremo dal comando che grazie al nostro supporto la NAF alla fine è riuscita a conquistare il Bunker) e quindi alla nostra missione originale.

Ci piazziamo su entrambi i lati della strada pronti a far scattare l'imboscata che purtroppo non avrà mai luogo.
In quella strada non passeranno mai i mezzi Poldavi.
La notte scorre via lentamente e a turno ci riposiamo un po'. Rientriamo alla base dopo una lunga marcia e alla fine il conto dei Km percorsi nella prima notte si aggirerà intorno ai 15, niente male come inizio.
Decidiamo quindi di riposare qualche ora in attesa di una nuova missione.
E infatti dopo alcune ore ecco che il nostro comandante di Compagnia, un Olandese dai modi gentili e pacati (da noi ribattezzato Papà) ci assegna il compito di scortare e piazzare un mortaio da campo grazie al quale riusciremo poi a liberare Old Mill, un altro punto strategico dell'AO.

Saliamo quindi su un camion da Trasporto Truppe con il Mortaio a rimorchio, dopo un breve percorso in cui Micio si è prontamente piazzato in Torretta, sganciamo il Mortaio e lo rendiamo operativo, dopo di che piazziamo una difesa a 360°.
Non distante da noi Old Mill era teatro di pesanti scontri, la concentrazione era massima. Finalmente il Mortaio inizia a sputare fuoco e quindi la pressione Poldava su Old Mill si allenta, e dopo sporadici ingaggi la situazione diventa piuttosto calma.
Alla fine sul posto giunge sia la Meccanizzata che un altro reparto dei Rangers, ci viene dato l'ordine di rientrare alla base.
Nel frattempo la nostra base veniva attaccata a più riprese e tutto il personale disponibile era chiamato a dare supporto, cosa che si faceva sempre più che volentieri. La seconda notte trascorre tra furiosi attacchi dei Poldavi alla nostra base, e incursioni verso Old Mill.
La superiorità Poldava però era sempre schiacciante in termini di numeri.

Inizia il Terzo e ultimo giorno, che non si esagera chiamandolo il giorno più lungo.
Infatti dopo le frenetiche azioni dei giorni precedenti ci ritroviamo di prima mattina il compito di conquistare Angel Peak, altro punto strategico.
Prima di partire però il comando richiede personale per approntare un perimetro difensivo in vista della pittoresca parata degli Zansian nel nostro campo, questo compito non ci occupa per più di 30 minuti e alla fine siamo pronti a partire per la prima vera missione della giornata.
Archer Four però non è al completo, possiamo contare solo su una decina di operatori.
Giunti in prossimità dell'obbiettivo veniamo ingaggiati, nelle vicinanze c'è un loro punto di respawn, la situazione è critica. Il comando ci da l'ordine di resistere fino all'ultimo uomo e non è possibile l'invio di rinforzi.
Obbediamo e resistiamo per circa un'ora. Alla fine dobbiamo arrenderci e muoviamo quindi verso Old Mill per rigenerarci.

Berget 10 - Final Strike
Peccato che proprio Old Mill era teatro di fortissimi scontri, quindi una volta rientrati in gioco abbiamo trascorso buona parte della giornata tra Old Mill e la città abbandonata di Janko, senza riuscire però ad essere determinanti soprattutto a causa dell'esiguo numero di operatori.
Rientrando alla base ecco che il comando ci affida un'altra delicata missione, scortare il nostro comandante in un luogo sicuro non distante dalla nostra base, ed approntare un perimetro difensivo, regole d'ingaggio: rispondere al fuoco solo se ingaggiati, altrimenti mantenere l'occultamento. A darci manforto c'è una squadra RECON di Sniper.
La situazione è rimasta abbastanza tranquilla, a pochi metri da noi intanto i combattimenti infuriavano, una piccola pattuglia di poldavi che si era sganciata muoveva nella nostra direzione, ma giunta a pochissimi metri da noi, è stata eliminata dagli Sniper.

Missione compiuta, allarme cessato. Torniamo alla base e dopo un po' di riposo ecco che i Lupi Grigi ci propongono una missione indipendente: attaccare il campo base nemico e ucciderne il comandante.
Certo sulla carta una missione suicida e con pochissime chances di riuscita, nonostante Archer Four sia tornata al completo e nonostante 3 validi elementi del 23° Fanteria si siano aggregati a noi, 14 operatori erano veramente pochi per attaccare una base enorme e pesantemente fortificata.
Eppure alla fine decidiamo di procedere, o gloria o morte.
Nel frattempo la tanto temuta pioggia che per tutto l'evento aveva minacciato di scendere, aveva iniziato a farlo, niente di pesante ancora, ma pioveva.
Iniziamo la marcia nel piu assoluto silenzio ma non troppo distanti dalla base siamo vittime di un'imboscata.
L'ingaggio andrà avanti per una trentina di minuti e alla fine seppure con le ossa rotte, riusciamo ad uscirne ancora operativi.
La lunga marcia continuava e la pioggia cominciava ad aumentare. Poco a poco eravamo bagnati, non c'era niente da fare.
All'incirca a metà del nostro cammino incontriamo una leggera resistenza poldava, ma questa volta ce ne sbarazziamo velocemente. Dirigiamo allora verso un punto strategico che però era già nelle mani della NAF, quindi tiriamo dritto.
La pioggia intanto scendeva sempre più fitta e la base nemica si avvicinava. Dovevamo operare un paio di attraversamenti, azioni eseguite a coppie da due, come da manuale.
Nelle vicinanze intanto erano nitidi i rumori degli ingaggi furiosi e dell'artiglieria, eravamo in pieno territorio nemico.
Attraversiamo una strada ma subito sentiamo delle voci, VIA! La squadra si divide e cerca di nascondersi alla meglio, ma gli sforzi erano piuttosto vani, la vegetazione non era affatto fitta e non offriva riparti.
Due Sniper ci passano tranquillamente a non più di 5 metri, chiacchierando in russo.
Si sentono al sicuro sono nel loro territorio.
Non ci vedono quindi facciamo per rialzarci quando improvvisamente si sentono altre voci. I due Sniper che erano appena passati si sono ricongiunti con altri due di loro e quindi hanno ripercorso al contrario la stradina.
Ci rischiacciamo al suolo meglio che potevamo ma eravamo sempre visibili, sarebbe bastata un occhiata nemmeno troppo accurata per scovarci. Fortunatamente non ci individuano, l'adrenalina è alle stelle e immediatamente liberiamo l'area dirigendoci ai piedi di una piccola montagna.

Cominciamo una difficile scalata che alla fine ci avrebbe portato alle spalle della base nemica, l'unico punto non difeso. La scalata non era semplice, pioveva, la vegetazione era fitta ed il terreno a tratti insido e scivoloso.
Ormai eravamo in marcia da quasi 5 ore. Iniziamo la discesa e arriviamo finalmente in pianura in una sorta di fitta pineta che garantiva, complice anche il brutto tempo, una certa oscurità.
Poche centinaia di metri ormai ci separavano dall'obbiettivo. Compiamo l'ultimo attraversamento di una strada molto trafficata da truppe nemiche in rientro alla base.
Mancano solo 300 metri circa, a tratti si può intravedere qualche mezzo, qualche tenda e si cominciano a sentire suoni e voci. Impieghiamo circa 2 ore per percorre l'ultimo tratto, facendo attenzione al minimo rumore, ad ogni rametto, ogni passo doveva essere calcolato.

Ci siamo, ormai la base è a meno di 20 metri, il piano prevedeva che ci saremmo dovuti dividere in coppie da due, fare irruzione simultaneamente da punti differenti, dividerci e fare quanti piu morti possibili, mentre una coppia designata avrebbe puntato direttamente al comando, eliminandolo. "Via via via!" Siamo dentro, ci sparpagliamo e l'ingaggio comincia. L'adrenalina è alle stelle, passiamo accanto ai Poldavi chiusi nei loro sacchi a pelo e ignari del pericolo.

Li abbiamo presi completamente di sorpresa, non se l'aspettavano. Cominciano a cadere come le foglie quando improvvisamente qualcuno comincia a gridare "GAME OFF CEASE FIRE!".
Lentamente stacchiamo il dito da grilletto, l'operazione è comunque riuscita, il comandante nemico è stato assassinato.
Purtroppo, a nostra insaputa, da 15 minuti era in atto un cessate il fuoco accordato tra tutti gli schieramenti, quindi nonostante la brillante operazione la missione non sarebbe stata ritenuta valida.
Non ci importa, siamo entusiasti di quello che avevamo fatto e le facce incredule dei Poldavi alla vista delle nostre uniformi erano il migliore riconoscimento.
Berget 10 - Final Strike
Il Comandante dei Poldavi in segno di riconoscimento ci fa scortare al nostro campo con un loro mezzo e ci fa riscaldare al fuoco nell'attesa.
Avevamo compiuto un'operazione Epica, che avrebbe scritto la storia del Berget se convalidata. Torniamo alla base gasati come una perrier e intonando "Hip Hip Urrà" a non finire. Facciamo il report al comando che è entusiasta della missione che da quel momento ci chiamerà "Crazy Italians".
Siamo stanchi, zuppi ed Infreddoliti, ma il morale è alle stelle. Intanto fuori piove pesantemente. Ci cambiamo con le ultime cose asciutte che per tutti alla fine sono una calzamaglia, un pile, sacco a pelo e Bivy.

Ci addormentiamo con il sorriso. Ma dopo circa un'ora di sonno a detta di tutti "beato", Wipe ci sveglia di soprassalto: "Ragazzi entra l'acqua!". Era vero, in tenda c'erano circa 15 cm.
E' uno shock, riusciamo a rimanere asciutti appollaiandoci sul case dell'attrezzatura, intanto santo Wipe recupera la macchina, unica ancora di salvezza.
Dormiamo in macchina e verso le 10,30 ci svegliamo, la pioggia era finita. Tutta l'attrezzatura, asg comprese, era letteralmente zuppa, eravamo ufficialmente OFF GAME.
Non prendiamo parte dunque all'assalto finale senza alcun rimorso, la missione della notte precedente era di un altro livello.
Carichiamo la macchina alla bene e meglio e ci dirigiamo verso l'hotel, ma la reception alla vista di Kuio e Beast in calzamaglia, anfibi e poncho, ci informa che erano al completo.
Alla fine riusciamo a trovare un'umile dimora, ma tanto bastava per lavarsi dopo circa 4 giorni di sudore e sempre con gli stessi vestiti, e alla fine per farci una sana dormita di sasso.

E' stata una settimana indimenticabile, grandi risate, grande affiatamento e grandi azioni.

> Torna Inizio Pagina <

<< Torna Pagina Precedente <<