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QUELLI VERI
di ALBERTO SCARPITTA from Bunker Afrikano
GLI INCURSORI    L’OPERATIVITÀ    ARMI ED EQUIPAGGIAMENTI    LA STORIA

Unico reparto di forze speciali dell’Esercito Italiano, il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti svolge da tempo un ruolo cruciale nel turbolento mondo post bipolare, in cui l’odio etnico, il fanatismo religioso e gli squilibri economici e demografici creano sempre nuove minacce. Basato nella caserma Vannucci di Livorno, Il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” è l’unico reparto di forze speciali in senso stretto dell’Esercito Italiano. Nella sua qualità di strumento dedicato al conseguimento di obiettivi di carattere essenzialmente strategico-operativo, inquadra personale particolarmente selezionato, addestrato ed equipaggiato, in grado di assolvere qualsiasi tipo di missione speciale:

·  Azioni Dirette: incursioni e sabotaggi da condursi con modalità non convenzionali contro obiettivi di elevato valore oltre le linee, in territorio nemico o occupato dal nemico.

·  Sorveglianza e Ricognizioni Speciali: operazioni Humint volte alla raccolta di informazioni, sempre di valenza strategica, per la ricognizione in profondità a profitto dei più alti comandi e per l’accertamento dei danni apportati.

·  Assistenza Militare, che si concretizza nella collaborazioni addestrativa ed operativa con forze alleate ed amiche, come accaduto recentemente con reparti giordani e maltesi.

   GLI INCURSORI
Il 1° Battaglione comprende, oltre ad una piccola struttura di comando, due compagnie incursori, la 110ª e la 120ª, composte da personale in servizio permanente in possesso del relativo brevetto, ed una compagnia guastatori paracadutisti che raggruppa volontari in ferma breve opportunamente addestrati. Le compagnie incursori sono strutturate su un distaccamento comando ed un certo numero di distaccamenti operativi, l’unità basica di impiego delle forze speciali dell’Esercito, recentemente ridotta
da 9 a 8 uomini, essenzialmente per consentirne una più agevole suddivisione in due brick di 4 elementi e per semplificare il trasporto su due veicoli. Ogni distaccamento comprende, oltre al comandante, un ufficiale o un sottufficiale del ruolo marescialli particolarmente esperto, il vice comandante addetto alle operazioni, l’addetto alle informazioni, uno specializzato infermiere, 2 specialisti nelle trasmissioni, un esperto in demolizioni ed uno specialista in armi.  In totale tre sottufficiali del ruolo sergenti e quattro VSP. Al di là di queste specializzazioni operative, che vengono ottenute direttamente al reparto in epoca successiva al conseguimento del brevetto, va comunque detto che il personale possiede una elevata flessibilità che ne consente l’impiego anche in ruoli diversi da quello principale, in modo da realizzare la necessaria polivalenza e capacità di sostituzione reciproca. Non esiste, nelle compagnie incursori, una struttura di livello plotone. Va detto però che circa la metà dei D.O. è comandata da un ufficiale che, all’occorrenza, assumerebbe il comando in missioni che richiedano l’impiego di due distaccamenti. Per operazioni più complesse verrebbe senz’altro interessato il comando di compagnia. Per la loro elevata professionalità e capacità e per il loro profilo psico-fisico gli incursori paracadutisti hanno ricoperto e ricoprono un ruolo trainante di grande rilievo in tutte le operazioni fuori area degli ultimi anni, dal Libano alla Somalia, dall’Etiopia al Ruanda e allo Yemen, dall’Albania alla Bosnia, da Timor Est al Kossovo. In tutti questi frangenti il personale del 9° Reggimento d’Assalto ha svolto i compiti più delicati e pericolosi, tanto in senso strettamente militare che per le possibili conseguenze politiche. Per quanto riguarda la compagnia guastatori paracadutisti, organizzata anch’essa in distaccamenti operativi posti agli ordini di un maresciallo incursore, va detto che il suo ruolo nell’ambito del Reggimento è attualmente in fase di riesame critico. Il VFB è essenzialmente un giovane alla ricerca di un’occupazione definitiva, che raramente possiede le motivazioni richieste per permanere in un reparto come il 9° Reggimento. L’impegno per il suo addestramento, comunque gravoso, rischia pertanto, nella grande maggioranza dei casi, di andare disperso. Alle unità che costituiscono il 1° Battaglione è previsto si aggiunga, non appena le disponibilità di personale lo consentiranno, una terza compagnia incursori, la 130°, per poter disporre di tre pedine di base con cui effettuare un’adeguata turnazione tra le unità. A tal fine il distaccamento operativo comando di compagnia è stato potenziato per metterlo in condizioni di costituire in operazioni la base logistica avanzata, con il rinforzo di elementi delle compagnie comando e trasmissioni. Il comando reggimentale, liberato dalla necessità di assegnare moduli di rinforzo in teatro, dovrebbe concentrarsi nel compito primario di assicurare l’addestramento e l’approntamento del reparto in Patria.

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   L’OPERATIVITÀ
Per ottenere la qualifica di Incursore Paracadutista è comunque sufficiente portare a termine felicemente due degli ultimi tre corsi di mobilità ambientale citati. Al termine di questo lungo processo i pochi sopravvissuti ricevono l’agognato brevetto e transitano in un distaccamento di una compagnia operativa dove, affiancati ad un collega esperto, apprendono “sul campo” i mille segreti del loro difficile mestiere. Gli ufficiali sono sottoposti agli stessi rigori, anzi da loro si richiede qualcosa di più, soprattutto nella conduzione delle pattuglie, nella navigazione e topografia, nella pianificazione delle missioni. Prima di assumere il comando di un distaccamento debbono superare un periodo di apprendistato affiancati ad un altro ufficiale di norma un appartenente al Ruolo Speciale Unico di grande esperienza. Qualcosa di analogo avverrà anche nei confronti dei marescialli formati con il nuovo iter, in possesso di una eccellente cultura militare e generale ma con insufficiente esperienza per lo specifico settore. Il tasso di selezione finale è molto elevato. In media solo il 15-20 percento di quanti superano la preselezione fisica riesce a concludere la formazione. Molti abbandoni si verificano durante l’addestramento alla sopravvivenza e resistenza agli interrogatori, mentre non sono rari gli incidenti che impediscono il completamento della fase di perfezionamento. Risulta evidente come, con una selezione così spietata, risulti difficile garantire, oltre al mero ricambio generazionale degli operatori, anche un loro sostanziale incremento numerico, come richiesto dagli attuali programmi di espansione, reso ancor più difficile dalla creazione della compagnia LRRP. Al personale di questo reparto, infatti, è richiesto un profilo psico-fisico molto elevato, assai simile a quello dell’incursore. In tale frangente converrebbe, forse, concentrare le ridotte capacità di potenziamento e l’esiguo numero di istruttori verso gli obiettivi prioritari, anche ricordando che gli incursori, forze speciali nel senso più ampio del termine, possono svolgere le missioni dei reparti LRRP, mentre non è vero il contrario. Durante la permanenza presso la componente operativa il livello di apprendimento viene mantenuto ed approfondito con la partecipazione ad una serie di esercitazioni nazionali ed internazionali predisposte con ciclo annuale. Si intende in tal modo migliorare la capacità dei distaccamenti di affrontare operazioni non convenzionali, specie in ambiente montano, approfondire l’impiego anfibio e subacqueo e le tecniche di lancio. La collaborazione con l’AMI è molto intensa, sia con i reparti da trasporto della 46° Brigata Aerea che con gli elicotteri HH-3F del 15° Stormo, attualmente quelli più idonei ad operare a supporto delle forze speciali.
 Molto spazio viene sempre dedicato alle funzioni tradizionali del reparto, con la predisposizione di esercitazioni di incursione e sabotaggio oltre le linee, colpo di mano, cattura di personalità avversarie importanti, interdizione d’area. La partecipazione a manovre internazionali permette poi uno stimolante confronto con analoghe unità alleate e di migliorare la capacità di agire congiuntamente. Oltre alle Special Forces statunitensi i rapporti più stretti sono intrattenuti con il SAS britannico, il Korps Commando Troepen olandese e lo Jaegercorpset danese, tutti reparti con i quali il 9° concorre a fornire la componente forze speciali dell’ARRC, il corpo d’armata di spiegamento rapido della NATO. Anche la preparazione dei singoli viene incrementata con la frequenza di ulteriori corsi di specializzazione,
sia in Italia che all’estero. Fra questi i corsi di perfezionamento alpinistico e sciistico al CEALP, che possono portare all’ottenimento delle relative qualifiche di istruttore, quelli di miglioramento delle tecniche TCL con l’abilitazione ai lanci d’alta quota con modalità HALO/HAHO e di navigazione sotto vela, direttamente al Reggimento, il corso di direttore di lancio senza e con ossigeno e quello di tiratore scelto, svolto al Reggimento e con il concorso della Scuola di Fanteria di Cesano. Altri stage di perfezionamento vengono svolti all’estero, dopo un opportuno corso avanzato di lingua inglese presso la SLEE di Perugia, principalmente all’International Long Range Reconnaissance Patrol School di Pfullendorf. Si tratta del corso medico per forze speciali, del corso close quarter battle, riconoscimento mezzi, pianificazione operativa e comandante di pattuglia. Ulteriori scambi addestrativi avvengono con lo Special Air Service britannico, cui viene riconosciuta una professionalità senza pari in alcuni settori delle operazioni speciali, mentre è iniziata la collaborazione con Paesi mediterranei della sponda sud per il miglioramento delle capacità operative in ambiente desertico. Nonostante che la politica ufficiale del Reggimento continui a richiedere una formazione di base degli operatori polivalente, i continui impegni esterni hanno forzatamente ridotto il tempo disponibile per l’addestramento e costretto ad una certa specializzazione. In ogni compagnia incursori alcuni distaccamenti sono specializzati nelle tecniche HALO/HAHO, altri nelle operazioni anfibie ed il nuoto subacqueo, altri sono particolarmente rivolti all’impiego in montagna.

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  ARMI ED EQUIPAGGIAMENTI
Anche tralasciando molte armi, di origine sia occidentale che orientale, presenti nell’armeria del 9° Reggimento principalmente a scopo didattico, non possiamo non sottolineare la completezza dell’armamento a disposizione, che permette all’operatore di “scegliere” di volta in volta l’utensile più appropriato! Ogni incursore è abitualmente armato anche di pistola, generalmente la classica Beretta 92SB, talvolta dotata di torcia coassiale. Per impieghi in ambienti ristretti e per le operazioni di antiterrorismo viene impiegata la famiglia delle H&K MP-5, anche silenziate, che hanno ormai rimpiazzato le Beretta M-12. Alle eccellenti pistole mitragliatrici tedesche possono essere applicati vari ausili al puntamento, quali torce, puntatori laser a luce visibile, proiettori a luce bianca Hensoldt & Sohne ed il nuovissimo visore olografico EOTech Mod 550 HD. Tra i fucili d’assalto viene ancora impiegato il Beretta SCP-70/90 in calibro 5,56 che, nonostante alcuni difetti ed un peso eccessivo, viene apprezzato da molti per l’affidabilità in tutte le situazioni ed una precisione non disprezzabile. Dalla metà degli anni novanta il fucile d’assalto più utilizzato è lo Steyr AUG, un’arma per certi aspetti rivoluzionaria, leggera ed affidabile. Anch’essa, però, non ha soddisfatto il palato esigente degli incursori. La versione in dotazione, dotata di ottica fissa da 1,5x, non possiede la necessaria flessibilità, mentre anche lo scatto, a causa della lunga leva che collega il grilletto con la scatola di scatto, risulta duro e non progressivo. Per questi motivi, su pianificazione del Nucleo FOS, è in corso di approvvigionamento un primo lotto di esemplari della carabina Colt M-4A1 nella versione SOPMOD, la stessa adottata dalle forze speciali statunitensi. Caratteristica peculiare di questa variante è la sua modularità, che permette di applicare di volta in volta gli accessori ritenuti necessari: puntatori laser a luce visibile ed IR, torce, lanciagranate da 40 mm M203, impugnatura anteriore a pistola, silenziatore, visore olografico EOTech, ottica diurna Trijicon ACOG 4x32 e visore notturno IL di terza generazione Litton AN/PVS-17. Nel campo dei fucili di precisione sono presenti, oltre al classico H&K G3/SG1 in calibro 7,62 NATO, tuttora apprezzato per la sua rusticità e la flessibilità di impiego che ne consente l’uso, in caso di necessità, come fucile d’assalto tradizionale, il semiautomatico MSG90 della stessa ditta, più preciso ma un po’ più delicato, ed i Mauser SP66 ed SP86 a ripetizione ordinaria, destinati ad impieghi particolari. A questi si aggiunge la versione silenziata AWP del britannico Accuracy Internstional, un’arma molto indicata in certe situazioni tattiche. Per lo sniping pesante è utilizzato il classico Barrett M82A1 in calibro 12,7, capace di colpire con efficacia anche bersagli protetti fino a 2000 metri di distanza. Tra le armi a canna liscia, tralasciato lo SPAS-15, il fucile più estesamente impiegato sembra essere oggi il Beretta RS202, estremamente leggero e compatto. Il lanciagranate individuale Heckler & Koch Granatpistole HK69A1 da 40 mm è destinato ad essere affiancato dall’M203, applicato alle nuove carabine. Per il supporto di fuoco sono impiegate le Minimi in calibro 5,56, presenti sia nella versione iniziale con calcio a gruccia che in quella successiva con calcio pieno e maniglia di trasporto pieghevole. In entrambi i casi è stata preferita la canna di lunghezza standard. Per impiego veicolare sono poi disponibili varie armi d’appoggio, quali le mitragliatrici bivalenti MG-42/59, le Browning M2 da 12,7 mm ed i lanciagranate automatici Sako Mk19 da 40 mm.
 A queste si aggiungono i lanciarazzi controcarro Instalaza C90, un’arma a perdere leggera e maneggevole, ed il più pesante e potente Panzerfaust 3. In caso di necessità è poi possibile impiegare i missili controcarro Milan in dotazione alla Folgore, al cui impiego vengono regolarmente abilitati gli incursori. Per la sua sostituzione è prevista, su indicazioni del Nucleo FOS, l’acquisizione di un limitato numero di sistemi di terza generazione “fire and forget” Gill di produzione israeliana. Per quanto riguarda gli apparati di puntamento e di visione notturna, il Col Moschin dispone di una dotazione assai. Oltre a quelli citati in precedenza sono presenti i proiettori laser AIM-1D, da impiegarsi congiuntamente, nell’impiego notturno, ai goggles IL, come i Simrad GN3 norvegesi o i più recenti Litton AN/PVS-7B/D, monoculari di seconda generazione avanzata, ed AN/PVS-15, binoculari di terza generazione. Estesamente impiegato è poi l’intensificatore di luminosità KN250F della Simrad, un sistema molto flessibile che può essere applicato anteriormente a molte ottiche diurne, senza necessità di procedere all’azzeramento dell’arma. Ne “beneficiano” gli Steyr AUG, l’MSG90 e persino il Panzerfaust 3. Per compiti di sorveglianza sono da poco in distribuzione le camere termiche portatili Sophie della Thamson-CSF e Matis della Sagem. Nel vitale settore delle comunicazione il Reggimento dispone, oltre che degli apparati di normale dotazione di Forza Armata, di radio VHF Motorola per trasmissioni a breve raggio all’interno dei distaccamenti, e di una moderna stazione HF della Thomson, dotata di caratteristiche di cifratura ed agilità di frequenza, impiegata per trasmissioni contratte con relativi terminali. A questa si aggiungono apparati per i collegamenti terra-aria e terminali satellitari, al momento di produzione e caratteristiche commerciali.
Gli equipaggiamenti individuali in dotazione sono da tempo quanto di meglio offre il mercato. Alle buffetterie Ephod di origine israeliana, piuttosto ingombranti e che non consentono l’uso dello zaino, hanno fatto seguito i combat vest, risposta razionale alla necessità di trasportare agevolmente ed in maniera modulare tutto quanto serve per operare e combattere. Al tradizionale modello in verde oliva, a lungo segno distintivo del reparto, ha fatto seguito quello britannico SAS, nei mimetismi DPM di quel Paese. Tale materiale è ora in distribuzione anche agli Alpini Paracadutisti. Per gli impieghi ASA (Attività Speciale Antiterrorismo) sono in uso gli equipaggiamenti standard dei nostri reparti speciali delle forze di polizia: stivaletti ParaAdidas o l’equivalente modello SWAT della Crespi Sport, sotto tuta resistente alle alte temperature, cappuccio dello stesso materiale, combinazione ignifuga di colore blu scuro, maschera antigas Avon SF 10 con filtro laterale, giubbetto tattico con protezione incorporata. La pistola è portata sulla coscia, con apposita fondina. Il parco veicoli, tuttora essenziale in certi contesti operativi, come quello desertico, vede la presenza dei classici gipponi Iveco VM-90, anche in versione leggermente protetta con l’aggiunta di elementi in compositi. A questi si affiancherà a breve il Defender 90 WMIK (Weapons Mounted Installation Kit), la variante della Land Rover munita di installazione superiore per un’arma di accompagnamento (Browning M2 o Sako Mk19), preferita alla versione a passo lungo Defender 110 per la possibilità di essere trasportata in due esemplari a bordo degli elicotteri CH-47. Alcune novità tra le imbarcazioni. Accanto alle tradizionali canoe Hart, ai battelli a scafo rigido con motore fuoribordo ed ai Rib della Plasteco figurano ora i gommoni autogonfianti Zodiac Commando, con motore da 40 cavalli, ed i possenti gommoni a chiglia rigida Zodiac Hurricane, capaci di trasportare un intero distaccamento operativo oltre a due membri di equipaggio (pilota e mitragliere di prua). Mossi da due motori fuoribordo da 175 cavalli, possono raggiungere i 50 nodi di velocità, con un’autonomia di 180 miglia. Sono dotati di radar, GPS, 2 bussole, Loran, radio VHF ed HF.

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  LA STORIA
La storia del Reggimento inizia nella Grande Guerra con le unità di Arditi, tra cui il IX Reparto d'Assalto, utilizzate per sfondare le difese nemiche a premessa degli attacchi delle fanterie.
Gli Arditi si imposero all'attenzione generale, guadagnandosi una fama terribile per la violenza delle loro azioni che si concludevano con lanci di bombe a mano ed all'arma bianca nelle trincee nemiche. Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove fu protagonista della riconquista di alcune posizioni austriache sul Col Moschin, sul Col della Berretta e sull'Asolone. Il 20 luglio 1942 si costituisce a Santa Severa (RM) un Reggimento Arditi che il successivo 15 settembre muta in X Reggimento Arditi. Il reparto,caratterizzato dalle fiamme azzurre, opera alle dirette dipendenze dell'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni di pattuglia in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia occupata, cessa di esistere come Reggimento l'8 settembre del 1943. Il I battaglione dislocato in Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d'Assalto e partecipa alla Guerra di Liberazione inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Legnano".
Smobilitato nel 1946, si ricostituisce a livello Compagnia presso la Scuola di Fanteria a Cesano (RM) nel 1953 ed il 1° giugno 1954 diviene Reparto Sabotatori Paracadutisti. Assegnato al Centro Militare di Paracadutismo di Pisa il 10 maggio 1957, diviene Battaglione Sabotatori Paracadutisti il 25 settembre 1961. Segue le sorti della rinata Brigata Paracadutisti e, il 1° ottobre 1975 assume la denominazione di 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" e riceve in custodia la bandiera del X Reggimento Arditi. Il 24 giugno 1995 assume l'attuale denominazione.
La Bandiera di combattimento dell'unità è fregiata di una Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia, tre Medaglie d'Argento al Valor Militare e una Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito

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