|
GLI INCURSORI
Il 1° Battaglione comprende, oltre ad una piccola struttura di comando,
due compagnie incursori, la 110ª e la 120ª, composte da personale in
servizio permanente in possesso del relativo brevetto, ed una compagnia
guastatori paracadutisti che raggruppa volontari in ferma breve
opportunamente addestrati. Le compagnie incursori sono strutturate su un
distaccamento comando ed un certo numero di distaccamenti operativi,
l’unità basica di impiego delle forze speciali dell’Esercito,
recentemente ridotta
da 9 a 8 uomini, essenzialmente per consentirne una più agevole
suddivisione in due brick di 4 elementi e per semplificare il trasporto
su due veicoli. Ogni distaccamento comprende, oltre al comandante, un
ufficiale o un sottufficiale del ruolo marescialli particolarmente
esperto, il vice comandante addetto alle operazioni, l’addetto alle
informazioni, uno specializzato infermiere, 2 specialisti nelle
trasmissioni, un esperto in demolizioni ed uno specialista in armi.
In totale tre sottufficiali del ruolo sergenti e quattro VSP. Al di là
di queste specializzazioni operative, che vengono ottenute direttamente
al reparto in epoca successiva al conseguimento del brevetto, va
comunque detto che il personale possiede una elevata flessibilità che ne
consente l’impiego anche in ruoli diversi da quello principale, in modo
da realizzare la necessaria polivalenza e capacità di sostituzione
reciproca. Non esiste, nelle compagnie incursori, una struttura di
livello plotone. Va detto però che circa la metà dei D.O. è comandata da
un ufficiale che, all’occorrenza, assumerebbe il comando in missioni che
richiedano l’impiego di due distaccamenti. Per operazioni più complesse
verrebbe senz’altro interessato il comando di compagnia. Per la loro
elevata professionalità e capacità e per il loro profilo psico-fisico
gli incursori paracadutisti hanno ricoperto e ricoprono un ruolo
trainante di grande rilievo in tutte le operazioni fuori area degli
ultimi anni, dal Libano alla Somalia, dall’Etiopia al Ruanda
e allo Yemen, dall’Albania alla Bosnia, da Timor Est al Kossovo. In
tutti questi frangenti il personale del 9° Reggimento d’Assalto ha
svolto i compiti più delicati e pericolosi, tanto in senso strettamente
militare che per le possibili conseguenze politiche. Per quanto riguarda
la compagnia guastatori paracadutisti, organizzata anch’essa in
distaccamenti operativi posti agli ordini di un maresciallo incursore,
va detto che il suo ruolo nell’ambito del Reggimento è attualmente in
fase di riesame critico. Il VFB è essenzialmente un giovane alla ricerca
di un’occupazione definitiva, che raramente possiede le motivazioni
richieste per permanere in un reparto come il 9° Reggimento. L’impegno
per il suo addestramento, comunque gravoso, rischia pertanto, nella
grande maggioranza dei casi, di andare disperso. Alle unità che
costituiscono il 1° Battaglione è previsto si aggiunga, non appena le
disponibilità di personale lo consentiranno, una terza compagnia
incursori, la 130°, per poter disporre di tre pedine di base con cui
effettuare un’adeguata turnazione tra le unità. A tal fine il
distaccamento operativo comando di compagnia è stato potenziato per
metterlo in condizioni di costituire in operazioni la base logistica
avanzata, con il rinforzo di elementi delle compagnie comando e
trasmissioni. Il comando reggimentale, liberato dalla necessità di
assegnare moduli di rinforzo in teatro, dovrebbe concentrarsi nel
compito primario di assicurare l’addestramento e l’approntamento del
reparto in Patria. |
|
L’OPERATIVITÀ
Per ottenere la qualifica di Incursore Paracadutista è comunque
sufficiente portare a termine felicemente due degli ultimi tre
corsi di mobilità ambientale citati. Al termine di questo lungo
processo i pochi sopravvissuti ricevono l’agognato brevetto e
transitano in un distaccamento di una compagnia operativa dove,
affiancati ad un collega esperto, apprendono “sul campo” i mille
segreti del loro difficile mestiere. Gli ufficiali sono
sottoposti agli stessi rigori, anzi da loro si richiede qualcosa
di più, soprattutto nella conduzione delle pattuglie, nella
navigazione e topografia, nella pianificazione delle missioni.
Prima di assumere il comando di un distaccamento debbono
superare un periodo di apprendistato affiancati ad un altro
ufficiale di norma un appartenente al Ruolo Speciale Unico di
grande esperienza. Qualcosa di analogo avverrà anche nei
confronti dei marescialli formati con il nuovo iter, in possesso
di una eccellente cultura militare e generale ma con
insufficiente esperienza per lo specifico settore. Il tasso di
selezione finale è molto elevato. In media solo il 15-20
percento di quanti superano la preselezione fisica riesce a
concludere la formazione. Molti abbandoni si verificano durante
l’addestramento alla sopravvivenza e resistenza agli
interrogatori, mentre non sono rari gli incidenti che
impediscono il completamento della fase di perfezionamento.
Risulta evidente come, con una selezione così spietata, risulti
difficile garantire, oltre al mero ricambio generazionale degli
operatori, anche un loro sostanziale incremento numerico, come
richiesto dagli attuali programmi di espansione, reso ancor più
difficile dalla creazione della compagnia LRRP. Al personale di
questo reparto, infatti, è richiesto un profilo psico-fisico
molto elevato, assai simile a quello dell’incursore. In tale
frangente converrebbe, forse, concentrare le ridotte capacità di
potenziamento e l’esiguo numero di istruttori verso gli
obiettivi prioritari, anche ricordando che gli incursori, forze
speciali nel senso più ampio del termine, possono svolgere le
missioni dei reparti LRRP, mentre non è vero il contrario.
Durante la permanenza presso la componente operativa il livello
di apprendimento viene mantenuto ed approfondito con la
partecipazione ad una serie di esercitazioni nazionali ed
internazionali predisposte con ciclo annuale. Si intende in tal
modo migliorare la capacità dei distaccamenti di affrontare
operazioni non convenzionali, specie in ambiente montano,
approfondire l’impiego anfibio e subacqueo e le tecniche di
lancio. La collaborazione con l’AMI è molto intensa, sia con i
reparti da trasporto della 46° Brigata Aerea che con gli
elicotteri HH-3F del 15° Stormo, attualmente quelli più idonei
ad operare a supporto delle forze speciali.
Molto spazio viene sempre dedicato alle funzioni tradizionali
del reparto, con la predisposizione di esercitazioni di
incursione e sabotaggio oltre le linee, colpo di mano, cattura
di personalità avversarie importanti, interdizione d’area. La
partecipazione a manovre internazionali permette poi uno
stimolante confronto con analoghe unità alleate e di migliorare
la capacità di agire congiuntamente. Oltre alle Special Forces
statunitensi i rapporti più stretti sono intrattenuti con il SAS
britannico, il Korps Commando Troepen olandese e lo
Jaegercorpset danese, tutti reparti con i quali il 9° concorre a
fornire la componente forze speciali dell’ARRC, il corpo
d’armata di spiegamento rapido della NATO. Anche la preparazione
dei singoli viene incrementata con la frequenza di ulteriori
corsi di specializzazione,
sia
in Italia che all’estero. Fra questi i corsi di perfezionamento
alpinistico e sciistico al CEALP, che possono portare
all’ottenimento delle relative qualifiche di istruttore, quelli
di miglioramento delle tecniche TCL con l’abilitazione ai lanci
d’alta quota con modalità HALO/HAHO e di navigazione sotto vela,
direttamente al Reggimento, il corso di direttore di lancio
senza e con ossigeno e quello di tiratore scelto, svolto al
Reggimento e con il concorso della Scuola di Fanteria di Cesano.
Altri stage di perfezionamento vengono svolti all’estero, dopo
un opportuno corso avanzato di lingua inglese presso la SLEE di
Perugia, principalmente all’International Long Range
Reconnaissance Patrol School di Pfullendorf. Si tratta del corso
medico per forze speciali, del corso close quarter battle,
riconoscimento mezzi, pianificazione operativa e comandante di
pattuglia. Ulteriori scambi addestrativi avvengono con lo
Special Air Service britannico, cui viene riconosciuta una
professionalità senza pari in alcuni settori delle operazioni
speciali, mentre è iniziata la collaborazione con Paesi
mediterranei della sponda sud per il miglioramento delle
capacità operative in ambiente desertico. Nonostante che la
politica ufficiale del Reggimento continui a richiedere una
formazione di base degli operatori polivalente, i continui
impegni esterni hanno forzatamente ridotto il tempo disponibile
per l’addestramento e costretto ad una certa specializzazione.
In ogni compagnia incursori alcuni distaccamenti sono
specializzati nelle tecniche HALO/HAHO, altri nelle operazioni
anfibie ed il nuoto subacqueo, altri sono particolarmente
rivolti all’impiego in montagna. |
|
ARMI ED EQUIPAGGIAMENTI
Anche tralasciando molte armi, di origine sia occidentale che
orientale, presenti nell’armeria del 9° Reggimento
principalmente a scopo didattico, non possiamo non sottolineare
la completezza dell’armamento a disposizione, che permette
all’operatore di “scegliere” di volta in volta l’utensile più
appropriato! Ogni incursore è abitualmente armato anche di
pistola, generalmente la classica Beretta 92SB, talvolta dotata
di torcia coassiale. Per impieghi in ambienti ristretti e per le
operazioni di antiterrorismo viene impiegata la famiglia delle
H&K MP-5, anche silenziate, che hanno ormai rimpiazzato le
Beretta M-12. Alle eccellenti pistole mitragliatrici tedesche
possono essere applicati vari ausili al puntamento, quali torce,
puntatori laser a luce visibile, proiettori a luce bianca
Hensoldt & Sohne ed il nuovissimo visore olografico EOTech Mod
550 HD. Tra i fucili d’assalto viene ancora impiegato il Beretta
SCP-70/90 in calibro 5,56 che, nonostante alcuni difetti ed un
peso eccessivo, viene apprezzato da molti per l’affidabilità in
tutte le situazioni ed una precisione non disprezzabile. Dalla
metà degli anni novanta il fucile d’assalto più utilizzato è lo
Steyr AUG, un’arma per certi aspetti rivoluzionaria, leggera ed
affidabile. Anch’essa, però, non ha soddisfatto il palato
esigente degli incursori. La versione in dotazione, dotata di
ottica fissa da 1,5x, non possiede la necessaria flessibilità,
mentre anche lo scatto, a causa della lunga leva che collega il
grilletto con la scatola di scatto, risulta duro e non
progressivo. Per questi motivi, su pianificazione del Nucleo FOS,
è in corso di approvvigionamento un primo lotto di esemplari
della carabina Colt M-4A1 nella versione SOPMOD, la stessa
adottata dalle forze speciali statunitensi. Caratteristica
peculiare di questa variante è la sua modularità, che permette
di applicare di volta in volta gli accessori ritenuti necessari:
puntatori laser a luce visibile ed IR, torce, lanciagranate da
40 mm M203, impugnatura anteriore a pistola, silenziatore,
visore olografico EOTech, ottica diurna Trijicon ACOG 4x32 e
visore notturno IL di terza generazione Litton AN/PVS-17. Nel
campo dei fucili di precisione sono presenti, oltre al
classico
H&K G3/SG1 in calibro 7,62 NATO, tuttora apprezzato per la sua
rusticità e la flessibilità di impiego che ne consente l’uso, in
caso di necessità, come fucile d’assalto tradizionale, il
semiautomatico MSG90 della stessa ditta, più preciso ma un po’
più delicato, ed i Mauser SP66 ed SP86 a ripetizione ordinaria,
destinati ad impieghi particolari. A questi si aggiunge la
versione silenziata AWP del britannico Accuracy Internstional,
un’arma molto indicata in certe situazioni tattiche. Per lo
sniping pesante è utilizzato il classico Barrett M82A1 in
calibro 12,7, capace di colpire con efficacia anche bersagli
protetti fino a 2000 metri di distanza. Tra le armi a canna
liscia, tralasciato lo SPAS-15, il fucile più estesamente
impiegato sembra essere oggi il Beretta RS202, estremamente
leggero e compatto. Il lanciagranate individuale Heckler & Koch
Granatpistole HK69A1 da 40 mm è destinato ad essere affiancato
dall’M203, applicato alle nuove carabine. Per il supporto di
fuoco sono impiegate le Minimi in calibro 5,56, presenti sia
nella versione iniziale con calcio a gruccia che in quella
successiva con calcio pieno e maniglia di trasporto pieghevole.
In entrambi i casi è stata preferita la canna di lunghezza
standard. Per impiego veicolare sono poi disponibili varie armi
d’appoggio, quali le mitragliatrici bivalenti MG-42/59, le
Browning M2 da 12,7 mm ed i lanciagranate automatici Sako Mk19
da 40 mm.
A queste si aggiungono i lanciarazzi controcarro Instalaza C90,
un’arma a perdere leggera e maneggevole, ed il più pesante e
potente Panzerfaust 3. In caso di necessità è poi possibile
impiegare i missili controcarro Milan in dotazione alla Folgore,
al cui impiego vengono regolarmente abilitati gli incursori. Per
la sua sostituzione è prevista, su indicazioni del Nucleo FOS,
l’acquisizione di un limitato numero di sistemi di terza
generazione “fire and forget” Gill di produzione israeliana. Per
quanto riguarda gli apparati di puntamento e di visione
notturna, il Col Moschin dispone di una dotazione assai. Oltre a
quelli citati in precedenza sono presenti i proiettori laser
AIM-1D, da impiegarsi congiuntamente, nell’impiego notturno, ai
goggles IL, come i Simrad GN3 norvegesi o i più recenti Litton
AN/PVS-7B/D, monoculari di seconda generazione avanzata, ed
AN/PVS-15, binoculari di terza generazione. Estesamente
impiegato è poi l’intensificatore di luminosità KN250F della
Simrad, un sistema molto flessibile che può essere applicato
anteriormente a molte ottiche diurne, senza necessità di
procedere all’azzeramento dell’arma. Ne “beneficiano” gli Steyr
AUG, l’MSG90 e persino il Panzerfaust 3. Per compiti di
sorveglianza sono da poco in distribuzione le camere termiche
portatili Sophie della Thamson-CSF e Matis della Sagem. Nel
vitale settore delle comunicazione il Reggimento dispone, oltre
che degli apparati di normale dotazione di Forza Armata, di
radio VHF Motorola per trasmissioni a breve raggio all’interno
dei distaccamenti, e di una moderna stazione HF della Thomson,
dotata di caratteristiche di cifratura ed agilità di frequenza,
impiegata per trasmissioni contratte con relativi terminali. A
questa si aggiungono apparati per i collegamenti terra-aria e
terminali satellitari, al momento di produzione e
caratteristiche commerciali.
Gli equipaggiamenti individuali in dotazione sono da tempo
quanto di meglio offre il mercato. Alle buffetterie Ephod di
origine israeliana, piuttosto ingombranti e che non consentono
l’uso dello zaino, hanno fatto seguito i combat vest, risposta
razionale alla necessità di trasportare agevolmente ed in
maniera modulare tutto quanto serve per operare e combattere. Al
tradizionale modello in verde oliva, a lungo segno distintivo
del reparto, ha fatto seguito quello britannico SAS, nei
mimetismi DPM di quel Paese. Tale materiale è ora in
distribuzione anche agli Alpini Paracadutisti. Per gli impieghi
ASA (Attività Speciale Antiterrorismo) sono in uso gli
equipaggiamenti standard dei nostri reparti speciali delle forze
di polizia: stivaletti ParaAdidas o l’equivalente modello SWAT
della Crespi Sport, sotto tuta resistente alle alte temperature,
cappuccio dello stesso materiale, combinazione ignifuga di
colore blu scuro, maschera antigas Avon SF 10 con filtro
laterale, giubbetto tattico con protezione incorporata. La
pistola è portata sulla coscia, con apposita fondina. Il parco
veicoli, tuttora essenziale in certi contesti operativi, come
quello desertico, vede la presenza dei classici gipponi Iveco
VM-90, anche in versione leggermente protetta con l’aggiunta di
elementi in compositi. A questi si affiancherà a breve il
Defender 90 WMIK (Weapons Mounted Installation Kit), la variante
della Land Rover munita di installazione superiore per un’arma
di accompagnamento (Browning M2 o Sako Mk19), preferita alla
versione a passo lungo Defender 110 per la possibilità di essere
trasportata in due esemplari a bordo degli elicotteri CH-47.
Alcune novità tra le imbarcazioni. Accanto alle tradizionali
canoe Hart, ai battelli a scafo rigido con motore fuoribordo ed
ai Rib della Plasteco figurano ora i gommoni autogonfianti
Zodiac Commando, con motore da 40 cavalli, ed i possenti gommoni
a chiglia rigida Zodiac Hurricane, capaci di trasportare un
intero distaccamento operativo oltre a due membri di equipaggio
(pilota e mitragliere di prua). Mossi da due motori fuoribordo
da 175 cavalli, possono raggiungere i 50 nodi di velocità, con
un’autonomia di 180 miglia. Sono dotati di radar, GPS, 2
bussole, Loran, radio VHF ed HF. |
|
LA STORIA
La storia del Reggimento inizia nella Grande Guerra con le unità di
Arditi, tra cui il IX Reparto d'Assalto, utilizzate per sfondare le
difese nemiche a premessa degli attacchi delle fanterie.
Gli Arditi si imposero all'attenzione generale, guadagnandosi una fama
terribile per la violenza delle loro azioni che si concludevano con
lanci di bombe a mano ed all'arma bianca nelle trincee nemiche. Il IX
Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove fu
protagonista della riconquista di alcune posizioni austriache sul Col
Moschin, sul Col della Berretta e sull'Asolone. Il 20 luglio 1942 si
costituisce a Santa Severa (RM) un Reggimento Arditi che il successivo
15 settembre muta in X Reggimento Arditi. Il reparto,caratterizzato
dalle fiamme azzurre, opera alle dirette dipendenze dell'Ufficio
Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni di pattuglia in
Tunisia, Algeria, e nella Sicilia occupata, cessa di esistere come
Reggimento l'8 settembre del 1943. Il I battaglione dislocato in
Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d'Assalto e partecipa alla
Guerra di Liberazione inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Legnano".
Smobilitato nel 1946, si ricostituisce a livello Compagnia presso la
Scuola di Fanteria a Cesano (RM) nel 1953 ed il 1° giugno 1954 diviene
Reparto Sabotatori Paracadutisti. Assegnato al Centro Militare di
Paracadutismo di Pisa il 10 maggio 1957, diviene Battaglione Sabotatori
Paracadutisti il 25 settembre 1961. Segue le sorti della rinata Brigata
Paracadutisti e, il 1° ottobre 1975 assume la denominazione di 9°
Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" e riceve in custodia
la bandiera del X Reggimento Arditi. Il 24 giugno 1995 assume l'attuale
denominazione.
La Bandiera di combattimento dell'unità è fregiata di una Croce
di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia, tre Medaglie
d'Argento al Valor Militare e una Medaglia d'Oro al Valore
dell'Esercito
|